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beatrice cossu e barbuto si sono lasciati

2. 9. Contra questi cotali grida Tullio nel principio d’un suo libro, che si chiama Libro di Fine de’ Beni, però che al suo tempo biasimavano lo latino romano e commendavano la gramatica greca, per simiglianti cagioni che questi fanno vile lo parlare italico e prezioso quello di Provenza. Onde con ciò sia cosa che molti che vivono, interamente siano mortali sì come animali bruti, e siano sanza questa speranza tutti mentre che vivono, cioè d’altra vita; se la nostra speranza fosse vana, maggiore sarebbe lo nostro difetto che di nullo altro animale, con ciò sia cosa che molti già sono stati che hanno data questa vita per quella: e così seguiterebbe che lo perfettissimo animale, cioè l’uomo, fosse imperfettissimo – ch’è impossibile – e che quella parte, cioè la ragione, che è sua perfezione maggiore, fosse a lui cagione di maggiore difetto; che del tutto diverso pare a dire. Zoe Massenti ha definito “stronza” Elisa Maino nel suo romanzo? Avemo dunque che la gioventute nel quarantacinquesimo anno si compie. Così dico che Dio questo amore a sua similitudine reduce, quanto esso è possibile a lui assimigliarsi. È gentilezza dovunqu’è vertute, Capitolo IX 18. E però che l’abito di vertude, sì morale come intellettuale, subitamente avere non si può, ma conviene che per usanza s’acquisti, ed ellino la loro usanza pongono in alcuna arte e a discernere l’altre cose non curano, impossibile è a loro discrezione avere. 15. quanta pietà mi stringe per te, qual volta leggo, qual volta scrivo cosa che a reggimento civile abbia rispetto! 10. 13. 11. 27. E queste cose sono ne la scienza de la Geometria. 2. I SEGRETI DELLE RAGAZZE DEL COLLEGIO - … 3. E poi lo vede partire da sé e venire verso Maria novanta e uno die e poco più, e per altrettanti a sé tornare; e poi, quando è tornato, va sotto la Libra, e anche si parte e va ver Lucia novanta e uno dì e poco più, e in altrettanti ritorna. Questo angelo è questa nostra nobilitade che da Dio viene, come detto è, che ne la nostra ragione parla, e dice a ciascuna di queste sette, cioè a qualunque va cercando beatitudine ne la vita attiva, che non è qui; ma vada, e dicalo a li discepoli e a Piero, cioè a coloro che ’l vanno cercando, e a coloro che sono sviati, sì come Piero che l’avea negato, che in Galilea li precederà: cioè che la beatitudine precederà noi in Galilea, cioè ne la speculazione. Io sto bene, non è successo nulla di grave, nessuno ha tradito nessuno o robe simili. 13. Capitolo V 6. 7. Sì che, per qualunque modo lo desiderare de la scienza si prende, o generalmente o particularmente, a perfezione viene. Onde, con ciò sia cosa che l’animo umano in terminata possessione di terra non si queti, ma sempre desideri gloria d’acquistare, sì come per esperienza vedemo, discordie e guerre conviene surgere intra regno e regno, le quali sono tribulazioni de le cittadi, e per le cittadi de le vicinanze, e per le vicinanze de le case, [e per le case] de l’uomo; e così s’impedisce la felicitade. E comincia questo secondo membro: E altri fu di più lieve savere. Io ho sempre odiato questo giorno perché , come si sul dire…” La terza è lo quinto e l’ultimo verso: ne la quale sì vuole l’uomo parlare a l’opera medesima, quasi a confortare quella. allor ti priego che ti riconforte, E questo fa la terza ricevitrice e la quarta, e così in infinito si dilata. Ma vannosene bene del tutto quanto a durazione, però che la consuetudine ’n noi è equabile a la natura, ne la quale è lo principio di quelle. Questo Contra-li-erranti è tutto una parte, e è nome d’esta canzone, tolto per essemplo del buono frate Tommaso d’Aquino, che a un suo libro, che fece a confusione di tutti quelli che disviano da nostra Fede, puose nome Contra-li-Gentili. 17. Però qual donna sente sua bieltate Altri sono vizii consuetudinarii, a li quali non ha colpa la complessione ma la consuetudine, sì come la intemperanza, e massimamente, del vino: e questi vizii si fuggono e si vincono per buona consuetudine, e fassi l’uomo per essa virtuoso, sanza fatica avere ne la sua moderazione, sì come dice lo Filosofo nel secondo de l’Etica. Sì come dice Aristotile nel secondo de l’Anima, “vivere è l’essere de li viventi”; e per ciò che vivere è per molti modi (sì come ne le piante vegetare, ne li animali vegetare e sentire e muovere, ne li uomini vegetare, sentire, muovere e ragionare, o vero intelligere), e le cose si deono denominare da la più nobile parte, manifesto è che vivere ne li animali è sentire – animali, dico, bruti -, vivere ne l’uomo è ragione usare. 10. 8. E avvegna che ‘valore’ intendere si possa per più modi, qui si prende ‘valore’ quasi potenza di natura, o vero bontade da quella data, sì come di sotto si vedrà. Ben potrebbe alcuno dire così: dunque potrà essere detto quelli obediente che crederà li malvagi comandamenti, come quelli che crederà li buoni? [Onde, avvegna che Aristotile è dignissimo di fede e d’obedienza,] manifesto è che le sue parole sono somma e altissima autoritade. 4. 5. E dopo queste ragioni assegnate, priego loro de lo ’ntendere quando dico: Però vi priego che lo mi ’ntendiate. 15. 10. Ma questo pane, cioè la presente disposizione, sarà la luce la quale ogni colore di loro sentenza farà parvente. 6. 3. Tutto l’altro che segue poi di questa canzone, sofficientemente è per l’altra esposizione manifesto. 1. 8. La verecundia è una paura di disonoranza per fallo commesso; e di questa paura nasce un pentimento del fallo, lo quale ha in sé una amaritudine che è gastigamento a più non fallire. Promettono le false traditrici sempre, in certo numero adunate, rendere lo raunatore pieno d’ogni appagamento; e con questa promissione conducono l’umana volontade in vizio d’avarizia. 14. Onde quando l’anima nostra non hae atto di speculazione, non si può dire veramente che sia in filosofia, se non in quanto ha l’abito di quella e la potenza di poter lei svegliare; e però tal volta è con quella gente che qui s’innamora, e tal volta no. 5. 8. 10. 8. E così basti a la seconda questione essere risposto. 1. 14. E in ciascuno di questi tre modi si vede quella iniquitade che io dico, ché più volte a li malvagi che a li buoni le celate ricchezze che si truovano o che si ritruovano si rappresentano; e questo è sì manifesto, che non ha mestiere di pruova. mi tragge ne lo stato ov’io mi trovo. Dirittamente dico però che lo pensiero è propio atto de la ragione, perché le bestie non pensano, che non l’hanno; e non dico pur de le minori bestie, ma di quelle che hanno apparenza umana e spirito di pecora, o d’altra bestia abominevole. 14. 3. è ne la prima etate, 11. Questo loco è di spiriti beati, secondo che la Santa Chiesa vuole, che non può dire menzogna; e Aristotile pare ciò sentire, a chi bene lo ’ntende, nel primo De Celo et Mundo. Dunque appresso la propria perfezione, la quale s’acquista ne la gioventute, conviene venire quella che alluma non pur sé ma li altri; e conviensi aprire l’uomo quasi com’una rosa che più chiusa stare non puote, e l’odore che dentro generato è spandere: e questo conviene essere in questa terza etade, che per mano corre. Onde nullo dipintore potrebbe porre alcuna figura, se intenzionalmente non si facesse prima tale quale la figura essere dee. Capitolo XII Questa perfezione intende lo Filosofo nel settimo de la Fisica quando dice: “Ciascuna cosa è massimamente perfetta quando tocca e aggiugne la sua virtude propria, e allora è massimamente secondo sua natura; onde allora lo circulo si può dicere perfetto quando veramente è circulo”, cioè quando aggiugne la sua propria virtude; e allora è in tutta sua natura, e allora si può dire nobile circulo. Ancora, la bontade fece me a lei amico. Rendesi dunque a Dio la nobile anima in questa etade, e attende lo fine di questa vita con molto desiderio e uscir le pare de l’albergo e ritornare ne la propria mansione, uscir le pare di cammino e tornare in cittade, uscir le pare di mare e tornare a porto. Capitolo XIII Lo invidioso poi argomenta, non biasimando colui che dice di non saper dire, ma biasima quello che è materia de la sua opera, per torre, dispregiando l’opera da quella parte, a lui che dice onore e fama; sì come colui che biasimasse lo ferro d’una spada, non per biasimo dare al ferro, ma a tutta l’opera del maestro. La notizia è stata resa ufficiale dal “ Barbuto sempre piaciuto ” attraverso Instagram, ma già da tempo i due sembrano distanti e era chiaro che qualcosa non stesse andando. 13. E con ciò sia cosa che questa sia nel nostro volgare, sì come manifestato è di sopra in altro capitolo, manifesto è ched ella è de le cagioni stata de l’amore ch’io porto ad esso; poi che, sì come detto è, la bontade è cagione d’amore generativa. Sì che, se la mia considerazione mi transportava in parte dove la fantasia venia meno a lo ’ntelletto, se io non potea intendere non sono da biasimare. Viene alcuno da l’una parte de la campagna e vuole andare a una magione che è da l’altra parte; e per sua industria, cioè per accorgimento, e per bontade d’ingegno, solo da sé guidato, per lo diritto cammino si va là dove intende, lasciando le vestigie de li suoi passi diretro da sé. Per che manifestamente vedere si può che a perfezione de la universale religione de la umana spezie conviene essere uno, quasi nocchiero, che considerando le diverse condizioni del mondo, a li diversi e necessari offici ordinare abbia del tutto universale e inrepugnabile officio di comandare. Le piante, che sono prima animate, hanno amore a certo luogo più manifestamente, secondo che la complessione richiede; e però vedemo certe piante lungo l’acque quasi c[ontent]arsi, e certe sopra li gioghi de le montagne, e certe ne le piagge e dappiè monti: le quali se si transmutano, o muoiono del tutto o vivono quasi triste, disgiunte dal loro amico. Ed è simigliante a l’opera di quello savio guerrero che combatte lo castello da uno lato per levare la difesa da l’altro, che non vanno ad una parte la ’ntenzione de l’aiutorio e la battaglia. La terza è da levitade di natura causata: ché sono molti di sì lieve fantasia che in tutte le loro ragioni transvanno, e anzi che silogizzino hanno conchiuso, e di quella conclusione vanno transvolando ne l’altra, e pare loro sottilissimamente argomentare, e non si muovono da neuno principio, e nulla cosa veramente veggiono vera nel loro imaginare. 9. 8. 1. 7. 5. 15. E ancora la propria loda e lo proprio biasimo è da fuggire per una ragione igualmente, sì come falsa testimonianza fare; però che non è uomo che sia di sé vero e giusto misuratore, tanto la propria caritate ne ’nganna. Cominciai adunque ad amare li seguitatori de la veritade e odiare li seguitatori de lo errore e de la falsitade, com’ella face. E però che naturalissimo è in Dio volere essere – però che, sì come ne lo allegato libro si legge, “prima cosa è l’essere, e anzi a quello nulla è” -, l’anima umana essere vuole naturalmente con tutto desiderio; e però che ’l suo essere dipende da Dio e per quello si conserva, naturalmente disia e vuole essere a Dio unita per lo suo essere fortificare. E la ragione che ciò mi dà si è che, se ’l colmo del nostro arco è ne li trentacinque, tanto quanto questa etade ha di salita tanto dee avere di scesa; e quella salita e quella scesa è quasi lo tenere de l’arco, nel quale poco di flessione si discerne. Dico che ‘qual donna gentile non crede quello ch’io dico, che vada con lei, e miri li suoi atti’ – non dico qual uomo, però che più onestamente [di donna] per le donne si prende esperienza che per l’uomo -; e dico quello che di lei colei sentirà, dicendo quello che fa lo suo parlare, e che fanno li suoi reggimenti. 10. 8. 2. e vertute cotale Pittagora volse che tutte fossero d’una nobilitade, non solamente le umane, ma con le umane quelle de li animali bruti e de le piante, e le forme de le minere; e disse che tutta la differenza è de le corpora e de le forme. 18. E veramente queste quattro vertudi a questa etade sono convenientissime. E però che questa è veramente quella perfezione, dico che quella gente che qua giù maggiore diletto riceve quando più hanno di pace, allora rimane questa ne’ loro pensieri, per questa, dico, tanto essere perfetta quanto sommamente essere puote l’umana essenzia. “Certi sono che, per esser del tutto diafani, non solamente ricevono la luce, ma quella non impediscono, anzi rendono lei del loro colore colorata ne l’altre cose. Onde io pensando spesse volte come possibile m’era, me n’andava quasi rapito. Intorno a le parti del giorno è brievemente da sapere che, sì come detto è di sopra nel sesto del terzo trattato, la Chiesa usa, ne la distinzione de le ore, [ore] del dì temporali, che sono in ciascuno die dodici, o grandi o piccole, secondo la quantitade del sole; e però che la sesta ora, cioè lo mezzo die, è la più nobile di tutto lo die e la più virtuosa, li suoi offici appressa quivi da ogni parte, cioè da prima e di poi, quanto puote. Non là mirasser, dice, colui di cui prima detto avea: Colui che le mie pari ancide. Lo pudore è uno ritraimento d’animo da laide cose, con paura di cadere in quelle; sì come vedemo ne le vergini e ne le donne buone e ne li adolescenti, che tanto sono pudici, che non solamente là dove richesti o tentati sono di fallare, ma dove pure alcuna imaginazione di venereo compimento avere si puote, tutti si dipingono ne la faccia di palido o di rosso colore. Non altrimenti si dee ridere, tiranni, de le vostre messioni, che del ladro che menasse a la sua casa li convitati, e la tovaglia furata di su l’altare, con li segni ecclesiastici ancora, ponesse in su la mensa e non credesse che altri se n’accorgesse. Capitolo IV 4. Imaginisi anco uno cerchio in su questa palla, che sia in ciascuna parte sua tanto lungi da Maria quanto da Lucia. Ancora, posto che possibile fosse, sarebbe inrazionale, cioè fuori d’ordine, e però con molta fatica e con molto errore si procederebbe. La prima cosa e lo primo secreto che ne mostrò, fu una de le creature predette: ciò fu quello suo grande legato che venne a Maria, giovinetta donzella di tredici, da parte del Sanator celestiale. O sacratissimo petto di Catone, chi presummerà di te parlare? 6. E questo modo si tiene qui veramente; ché a la canzone vanno le parole, e a li uomini la ’ntenzione. E io in quella dinanzi, a l’entrata de la mia gioventute parlai, e in questa dipoi, quella già trapassata. piena d’amore e di cortese lode, Onde è da sapere che cose sono che sono sì pure arti, che la natura è instrumento de l’arte: sì come vogare con remo, dove l’arte fa suo instrumento de la impulsione, che è naturale moto; sì come nel trebbiare lo frumento, che l’arte fa suo instrumento del caldo, che è natural qualitade.

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