the original source tubegalore

News

alarico il goto

Entàt che Alarico el spetàa söl pòst concordàt per troàs, Saro, en càpo gòto aleàt de Onorio e nemìco züràt de Ataulfo, el g'ha atacàt Alarico e i sò òm conden manìpol de soldàcc Romani. In genere si ritiene che Zosimo si riferisse all'invasione di Radagaiso dell'Italia del 405/406, e che quindi il riferimento di una sconfitta oltre Danubio sia stata una svista di Zosimo, dato che tutte le altre fonti sostengono che nel 405/406 Radagaiso fu sconfitto, La data dell'invasione dell'Italia di Alarico non è fornita in maniera univoca dalle fonti. [2] La Cesa, invece, ritiene inattendibile Giordane e, in base alla sua tesi che la rivolta dei Goti sarebbe cominciata già alla fine del 394, ritiene che i doni ai Goti furono sospesi in conseguenza della loro rivolta. Stilicone allora aprì le negoziazioni e riuscì a convincere Alarico ad abbandonare la penisola. R. H. C. Davis, "A History of Medieval Europe: From Constantine to Saint Louis", (3rd ed. [52] Era da oltre un secolo che la Città Eterna non assisteva a un trionfo. - Nacque nel 370, morì nel 410. Sconfitto dal generale Stilicone, reggente di Onorio, dapprima a Pollenzo (402) e poi a Verona (403), negoziò un trattato con Stilicone in cui gli veniva imposto il ritiro dalla penisola: in cambio ad Alarico e ai suoi Visigoti fu concesso di stabilirsi in Dalmazia e in Pannonia in cambio del loro impegno ad assistere Stilicone nel suo tentativo di sottrarre all'Impero d'Oriente l'Illirico orientale. Gainas, rivoltatosi, fu poi sconfitto dal generale Fravitta e, tentato invano rifugio oltre Danubio, fu ucciso dagli Unni di Uldino. L'assedio di Asti sembrerebbe pertanto essere avvenuto tra l'assedio di Milano e la battaglia di Pollenzo. Fallito l'accordo con i romani occidentali, Alarico fonda il suo imperatore. E le porte della Grecia gli furono aperte prima dall'empietà degli uomini vestiti di nero [i monaci cristiani] che senza ostacolo penetrarono con i Barbari, poi dalla dissoluzione nelle leggi e nella religione dei riti ierofantici.». [30] I suddetti studiosi portano a supporto della propria tesi i cattivi rapporti tra Stilicone e i primi ministri di Arcadio, soprattutto Rufino ed Eutropio, e la conseguente conflittualità tra le due partes, nonché una possibile allusione di Claudiano: «Ancorché i Geti [Goti] abbiano colto il tempo opportuno per fare irruzione con l'inganno, mentre la Rezia tiene occupati i nostri uomini e le coorti stanno compiendo un grande sforzo in un'altra guerra — non per questo tutte le nostre speranze sono perdute.», Tuttavia, in tempo recente, tale teoria è stata contestata da diversi studiosi (come Bayless, Cameron e Cesa), anche perché è stato dimostrato che i rapporti tra le due partes migliorarono decisamente nel periodo 401-403, per poi peggiorare di nuovo solo a partire dal 404, per cui appare improbabile che la corte orientale avesse sobillato Alarico a invadere l'Italia; inoltre, secondo Bayless, appare evidente che la perfidia o l'inganno a cui Claudiano fa accenno si riferisca ai Goti e non alla pars orientis; inoltre, considerato che nei panegirici precedenti Claudiano non aveva esitato a lanciare esplicitamente pesanti accuse contro la corte orientale, accusandola anche di cooperazione con i Barbari, si dovrebbe supporre che, se il panegirista avesse voluto riferirsi a un presunto appoggio della pars orientis all'invasione di Alarico, l'avrebbe accusata esplicitamente. [60] Stilicone fu giustiziato il 22 o il 23 agosto 408 per opera di Eracliano. [53], L'invasione di Alarico non aveva mancato di generare panico in tutta la penisola e molti cittadini fuggirono dalle città prima dell'arrivo dell'invasore: chi poté cercò rifugio in Sicilia o Sardegna, e persino Onorio pensò di fuggire in Gallia prima di essere convinto a rimanere a Milano da Stilicone. Alarico era riuscito a fuggire dalla stretta romana tagliando le linee di circonvallazione in un luogo non sorvegliato; mentre Zosimo attribuì interamente la responsabilità a Stilicone, accusandolo di aver perso tempo nei bagordi dando l'opportunità al nemico di mettersi in salvo, e Orosio è nello stesso avviso, accusandolo di tradimento e di collusione con il nemico, Claudiano, panegirista di Stilicone, dà ancora una volta la colpa al governo romano-orientale, che avrebbe di nuovo fermato Stilicone, spingendolo al ritiro, per poi firmare un nuovo foedus con i Visigoti di Alarico.[23]. Proprio in seguito al grave pericolo corso, Onorio prese in considerazione la possibilità di spostare la capitale altrove: alcuni cortigiani gli proposero di ristabilire la capitale a Roma, ma alla fine prevalse il parere di Stilicone, che propendeva per Ravenna. [nota 14] Altri studiosi hanno espresso un giudizio più positivo sull'operato del generalissimo d'Occidente: hanno tenuto in considerazione il fatto che Claudiano potrebbe aver esagerato la portata delle vittorie romane a Pollenzo e a Verona, e hanno sostenuto che in realtà Stilicone non si trovò mai nell'effettiva possibilità concreta di dare il colpo di grazia ad Alarico; essi, in genere, attribuiscono la responsabilità per il sacco di Roma di Alarico più all'inettitudine dei funzionari e dei comandanti militari che succedettero a Stilicone, che non a quest'ultimo. Il predicatore sembra suggerire nell'omelia che Alarico fu respinto militarmente dalle province dell'Impero d'Oriente, sembrando smentire la congettura che Alarico sarebbe stato sobillato ad invadere l'Italia dal governo orientale. Dopo aver rafforzato il suo esercito con armi più moderne prese dagli arsenali romani della diocesi di Dacia, Alarico nel 401 decise di abbandonare le province orientali e invadere invece quelle della pars occidentis. Sam Moorhead and David Stuttard, “AD410: The Year that Shook Rome”, (The British Museum Press, 2010), pagina 132-133. [52] La visita dell'Imperatore a Roma venne conseguentemente accolta con entusiasmo, anche dal poeta Claudio Claudiano, che aveva già scritto un poema sulla vittoria dei Romani a Pollenzo, e che, successivamente, scrisse anche un poema celebrativo sulla vittoria di Verona. [56] Dopo aver tentato inutilmente la via diplomatica,[nota 16] Stilicone rifiutò di riconoscere il console romano-orientale per l'anno 405 e vietò alle navi romano-orientali l'accesso ai porti romano-occidentali; al contempo, si mise in contatto con Alarico, ordinandogli di invadere l'Epiro, all'epoca sotto la giurisdizione di Costantinopoli, e attendere in quella provincia l'arrivo delle truppe romano-occidentali. Claudiano è vago sulla violazione degli accordi da parte gotica, forse i Goti avevano intenzione di deviare verso la Rezia per invadere la Gallia, forse i Romani intendevano punire i Goti per aver compiuto alcuni atti di saccheggio durante la loro ritirata contravvenendo così ai patti, forse Stilicone cercava quella vittoria decisiva che gli era mancata a Pollenzo. In seguito alla caduta in disgrazia di Gainas, la corte romano-orientale non era più disposta ad accettare il trattato stretto da Eutropio con i Visigoti di Alarico, e lo considerò non più valido. [21] Si ritiene che nel 396 i Visigoti distrussero il tempio di Demetra, sancendo la definitiva interruzione delle celebrazioni dei misteri eleusini. [39] Il panegirista di Stilicone, Claudiano, la dipinge come una grande vittoria dei Romani, mentre fonti filogotiche, Cassiodoro e Giordane, la rappresentano come vittoria dei Visigoti; secondo gli studiosi moderni, la battaglia fu sì una vittoria dei Romani, ma non così netta come ci vorrebbe far credere Claudiano, bensì una vittoria di misura. Current City and Hometown. Alarico el léa l'asédio a Ravenna e 'l se reönés co Attalo a Ariminum (Rimini) endoche el la destetöés en püblich e dòpo el tùrna a dèrver le tratatìve col Emperadùr Onorio[5][6]. Dato che una marcia dall'Italia alla Tessaglia non può durare certo sei mesi (dalla primavera fino a fine novembre), evidentemente, Claudiano ha omesso qualche avvenimento che, se narrato, avrebbe potuto mettere in cattiva luce Stilicone. 375-425 a.D. Barbarians and politics at the Court of Arcadius, Impero tardoantico e barbari: la crisi militare da Adrianopoli al 418, rivolte e nomine di usurpatori nelle Gallie, Campagne contro i Caledoni di Antonino Pio, Guerre romano-sasanidi di Alessandro Severo, Campagne germanico-sarmatiche di Costantino, Storia delle campagne dell'esercito romano, https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Guerra_gotica_(402-403)&oldid=114553902, licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo. Ensèma col Attalo, Alarico el g'ha ubligàt le cità de la cispadania a sotamitìs a Attalo[4] e pò l'è nat a mèter sóta asédio Ravenna. Re dei Visigoti. Alarico I (nasìt entùren al 370 – mórt a Cozènsa endel 410) l'è stat rè dei Vizigòti del 395 'nfìna a la sò mórt (410). [26][nota 8] Il governo centrale fu così costretto a riconoscere Alarico come capo unico dei Goti, situazione ben più preoccupante rispetto all'epoca teodosiana in cui i Foederati Goti erano governati da più capi, perché ciò significava che sarebbe risultato ancora più difficile per il governo centrale controllare i Goti. Nel giro di breve tempo, Stilicone riuscì a respingere le incursioni dei Barbari in Rezia, che, secondo Hodgkin e JB Bury, erano condotti da Radagaiso. All'inizio del 396 attraversò le Alpi e raggiunse le rive del Reno, avviando delle negoziazioni con le tribù germaniche al di là del Reno, affinché, attraverso l'istituto della, Altre teorie alternative propongono che Alarico non fu nominato, Secondo Giordane (che tuttavia è una fonte generalmente inattendibile e piena di svarioni anche clamorosi), fu a questo punto che fu eletto dalle sue truppe mercenarie come. [3] In effetti, secondo la storiografia moderna, i Goti avevano già sufficienti motivazioni per rivoltarsi anche senza la sospensione dei doni: le incursioni unne in Tracia, che avvennero tra la fine del 394 e gli inizi del 395 e che colpirono soprattutto le famiglie di Goti insediate in quella regione, nonché le pesanti perdite subite nella battaglia del Frigido dai foederati goti al servizio dell'Impero, causarono verosimilmente un crescente risentimento dei Goti nei confronti dell'Impero. Entàt che le naf le vignìa perparàde per el viàs, quan che oramài i éra quàze prónte e cargàde, 'na bröta böràsca la g'ha danegiàt e fat afondà 'na buna part de la flòta, divérsi òm i è negàcc e l'operasiù la g'ha duzìt véser abandunàda. [12] Del resto, Claudiano rende esplicito che Alarico ottenne la carica di magister militum per Illyricum solo dopo aver devastato Acaia ed Epiro, e lo stesso Zosimo scrive che i saccheggi dei Visigoti in Grecia furono talmente devastanti che le loro tracce erano presenti ancora al tempo in cui scriveva lo storico, cosa difficilmente spiegabile se Alarico avesse agito come funzionario imperiale. Tuttavia, giunti nei pressi di Verona (forse nel 403), i Goti violarono gli accordi, spingendo Stilicone a dare loro battaglia. Quela pagina chì l'è stada mudifegada l'ültima völta del 31 Agu 2018, a 14:45. Endela Batàia del Frigido (fiöm aflüènt de l'Isonzo), combatìda ai 5 de setèmber del 394, 'ntra Teodosio e Arbogaste (sostenidùr de l'uzurpadùr Flavio Eugenio), 'ndela quala le trüpe dei foederàcc i éra comandàde del goto Gaina, Alarico el g'ha servit e l'è restàt fedél a l'emperadùr de oriènt Teodosio come càpo de la vanguardia custitüìda de soldàcc vizigòti. Prima di invadere la penisola, decise però di tentare di ottenere per via diplomatica ciò che bramava prima di essere costretto ad impugnare le armi per ottenerlo con la forza. Claudiano narra che Stilicone respinse un attacco dei Barbari in Rezia e Norico. Alcuni invece hanno sostenuto che Stilicone avrebbe trascorso diversi mesi a pacificare la Dalmazia e la Pannonia colpite dalle invasioni barbariche, e questo spiegherebbe perché il generale arrivò in Tessaglia soltanto in autunno. [59][nota 17] L'esercito di Pavia, sobillato da Olimpio, si rivoltò, mettendo a sacco la città e giustiziando i principali sostenitori di Stilicone. Secondo la cronaca di Prospero Tirone, Radagaiso sarebbe entrato in Italia in concerto con Alarico nell'anno 400, e nello stesso anno e in quello seguente, secondo le misteriose allusioni dei panegirici di Claudiano, vi furono delle incursioni ad opera di barbari in Rezia, provincia che faceva appunto parte dell'Italia a quell'epoca. Rufino, pertanto, comunicò privatamente con lui, esortandolo a condurre i suoi Barbari, e ausiliari di ogni altra nazione, [in Grecia] in modo che potesse agevolmente insignorirsi dell'intera nazione. Fin dall'inizio questi uomini ci hanno trattato con derisione, sapendo cosa meritavano di subire per nostra mano, e cosa dovrebbero meritare; e questa nostra reputazione ha incoraggiato i loro vicini [...] a implorare [...] indulgenza usando come precedente il caso di queste canaglie. [15] Le truppe romano-orientali che avevano preso parte alla spedizione contro l'usurpatore Eugenio e che Stilicone aveva rispedito in Oriente su richiesta dello stesso Rufino, condotte da Gainas, avevano ricevuto però l'ordine da parte del reggente di Onorio di uccidere al loro arrivo Rufino, e così fecero: indotto Rufino a uscire dalla città per riceverli, lo assaltarono all'improvviso uccidendolo (27 novembre 395). I Visigoti di Alarico, dopo aver devastato la Grecia, vennero a patti con l'Imperatore d'Oriente Arcadio, che nominò Alarico magister militum per Illyricum. Alarico, dòpo ìga sachegiàt Roma, el se mèt en màrcia envers la Calabria. Endel an 400, Alarico l'è partit de l'Epiro e, dopo véser pasàt de Aemona (la Lübiana del déd'encö), endel 401 l'è riàt en Italia, e de Aquileia el g'ha ciapàt la diresiù de Milà (Mediolanum), endoche gh'ìa séde l'emperadùr Onorio, ma l'è stat fermàt de Stilicone de le bànde de Pollenzo (402), e 'ndoche la fómna e i fiöi de Alarico i è stacc facc prizunér, che però el g'ha numinàt Alarico magister militum pör che 'l lasès l'Italia. Dòpo 'n acórde mìa nat en pórt col Onorio, riparàt a a Ravèna[3], Alarico el ritùrna edel Làsio, l'òcupa Ostia e 'l ghe domànda al Senato depunì Onorio e proclamà come emperadùr el prefèt de la cità, Prisco Attalo. La Cesa, tuttavia, non è convinta di questa ipotesi sulla base del silenzio di Claudiano su questa presunta spedizione di Stilicone in Dalmazia e Pannonia, e ritiene che Stilicone fosse già arrivato in Tessaglia a fine primavera (, Secondo Burns, è implausibile che Stilicone possa aver accettato di lasciar partire le truppe orientali senza non aver subito delle difficoltà che lo abbiano costretto ad obbedire all'ordine di Arcadio, secondo almeno Burns: probabilmente, Stilicone era sull'orlo di una sconfitta, taciuta dalle fonti, oppure aveva perso il controllo delle truppe orientali, che avevano il desiderio di tornare a servire Arcadio; solo così, secondo almeno Burns, si potrebbe spiegare la decisione di Stilicone di rinunciare alla maggior parte del suo esercito, che così tornò a servire Arcadio (, Secondo Burns la mancata resistenza all'occupazione della zona da parte dei Goti implicherebbe che Alarico avesse già raggiunto un accordo con il governo romano-orientale, e sarebbe diventato governatore militare di quelle province a patto che si opponesse in qualunque modo alla marcia di Stilicone su Costantinopoli (, Secondo Burns, i saccheggi di Alarico narrati da Zosimo non sembrerebbero trovare conferma da evidenze archeologiche, anzi Alarico si sarebbe limitato a difendere la Grecia dall'invasione di Stilicone; secondo Burns, l'Impero d'Oriente, avendo timore delle insidie di Stilicone, avrebbe affidato ad Alarico il compito di difendere la Grecia dagli attacchi di Stilicone; secondo Burns, sarebbe stato Stilicone, e non Alarico, a devastare la Grecia, nel tentativo di ricondurre l'intera prefettura del pretorio dell'Illirico sotto il controllo della parte occidentale: ciò sembrerebbe trovare conferma dai frammenti di Eunapio (, Stilicone, che non aveva abbandonato le sue mire su Costantinopoli, dopo essere stato costretto a rinunciare alle truppe orientali, aveva bisogno di nuove truppe da reclutare prima di cominciare una nuova spedizione contro Costantinopoli e Alarico. Il senato, di fronte alla superiore autorità di Stilicone, accettò controvoglia di versare il tributo ad Alarico, ma non tutti si sottomisero: un senatore di nome Lampadio affermò audacemente che il pagamento al re goto non era «una pace ma un trattato di servitù», per poi rifugiarsi in … Alarico el se n'è 'mprufitàt de la colaborasiù co l'Impér de Oriènt per renforsà i sò òm, e suradetöt el g'ha püdìt rearmài coi arsenài romàni. In ogni caso il motivo per cui prese questa decisione dovette essere legato al cambiamento della situazione politica nell'Impero d'Oriente: nel corso del 399/400 il generale romano di origini gote Gainas, connazionale di Alarico, aveva tentato di impadronirsi del potere, riuscendo ad ottenere l'esecuzione di Eutropio, ma i suoi piani fallirono quando scoppiò nella Capitale una sommossa antigermanica nel corso della quale furono uccisi molti dei soldati di Gainas. Secondo il cronista Prospero Tirone, i Visigoti invasero l'Italia nell'anno 400. In effetti, secondo Burns, Rufino, privato di gran parte delle truppe orientali, che erano partite con Teodosio I per combattere in Occidente l'usurpatore Eugenio e che in quel momento erano sotto il controllo di Stilicone, avendo timore dell'avanzata di Stilicone, avrebbe raggiunto un accordo con Alarico, promettendogli le cariche militari ambite nel caso fosse riuscito ad arrestare la marcia di Stilicone su Costantinopoli (, L'esatta sequenza cronologica di ciò che accadde in seguito non è ricostruibile con esattezza in quanto le due fonti principali, la, Secondo Claudiano, Stilicone partì per marciare nell'Illirico orientale in primavera. [...] Quando loro avevano pagato la pena per la loro condotta grazie a tuo padre [Teodosio], che aveva preso le armi contro loro, essi di nuovo divennero oggetto di compassione, e si prostrarono ai suoi piedi supplicanti insieme alle loro donne, e colui che era stato il loro conquistatore in guerra, fu sopraffatto dalla pietà. [58] Dopo che Onorio partì alla volta di Pavia, tuttavia, Stilicone esitò a partire per Costantinopoli. [42], La battaglia di Pollenzo si combatté il giorno di Pasqua (6 aprile 402) e fu una battaglia dall'esito incerto, interrotta solo dall'arrivo della notte. [9] Endel més de óst del 410, i Vizigòti i èntra a Roma per la Pórta Salaria, fórse dirvìda del dedét de elemèncc malcontécc per la situasiù de caristìa, e 'l sachègia la cità per tré dé ré a fìla. Nella stessa opera, Sinesio potrebbe aver fatto una possibile allusione ad Alarico e alla alta carica romana da lui ricevuta in seguito al trattato, nel passo seguente: «Invece di permettere agli Sciti [Goti] di servire nel nostro esercito, dovremmo cercare dall'agricoltura così cara a costoro gli uomini che combatterebbero per difenderlo [...]. [40] La Cesa esprime dubbi sul fatto che Stilicone abbia davvero atteso l'arrivo delle legioni galliche e britanniche prima di lasciare la Rezia per muovere contro Alarico, considerata la considerevole distanza di quelle province dall'Italia che ne avrebbe ritardato di molto il loro arrivo: è possibile che tali rinforzi siano giunti solo in seguito, quando il generalissimo era già tornato in Italia. Il tesoro del condottiero dovrebbe ammontare a 25 tonnellate di oro e 150 tonnellate d’argento. [5] Stilicone rivendicò di essere stato nominato custode di entrambi i figli di Teodosio,[6] e questo incrinò di fatto i suoi rapporti con i primi ministri di Arcadio, che non intendevano cedere a Stilicone la reggenza sull'Imperatore d'Oriente, perché ciò avrebbe implicato per loro la perdita del potere acquisito fino a quel momento. Per Eunapio l'invasione della Grecia di Alarico costituiva l'inizio dell'era della «distruzione dei templi e della rovina della Grecia», quando «i sacri templi sarebbero stati rasi al suolo al suolo e devastati» e «il culto delle dee (Demetra e Kore) sarebbe giunto alla fine». I Visigoti, volendo quindi mettere al sicuro la loro autonomia all'interno dell'Impero (garantita dallo status di Foederati), decisero di rivoltarsi eleggendo come loro capo e re Alarico I, che secondo Giordane discendeva dalla famiglia dei Balti. La maggior parte degli studiosi ha supposto che, per ottenere il loro ritiro dall'Italia, Stilicone fosse entrato in negoziazioni con Alarico e avesse concesso ai Goti di stanziarsi nei distretti di frontiera tra la Dalmazia e la Pannonia, da dove avrebbero dovuto aiutare Stilicone ad annettere l'Illirico orientale; inoltre Alarico avrebbe ricevuto la carica di Comes Illyrici (generale dell'esercito di campo dell'Illirico Occidentale). L'accampamento gotico fu saccheggiato dalle truppe romane, che si impadronirono di un ampio bottino, liberarono numerosi prigionieri e catturarono preziosi ostaggi, come i familiari dello stesso Alarico. Tuttavia, a conferma che la vittoria romana a Pollenzo non fu decisiva, questa sconfitta non fermò le ambizioni di Alarico, che si diresse in direzione dell'Etruria avvicinandosi minacciosamente verso Roma. El córs del fiöm el sarès stat deviàt entàt che se scaàa la fòsa, e 'l còrp del càpo gòtich sotràt ensèma a divèrsi tezór. [57] Il senato, di fronte alla superiore autorità di Stilicone, accettò controvoglia di versare il tributo ad Alarico, ma non tutti si sottomisero: un senatore di nome Lampadio affermò audacemente che il pagamento al re goto non era «una pace ma un trattato di servitù», per poi rifugiarsi in chiesa timoroso delle insidie di Stilicone. [5] Secondo Hodgkin, «circondato da così tanti pericoli, sembra che Rufino avesse concepito l'idea disperata di mettere un barbaro contro l'altro, di salvarsi dal vandalo Stilicone per mezzo di Alarico il goto». Secondo il giudizio severo di JB Bury, la decisione da parte di Stilicone di non annientare definitivamente Alarico e i suoi foederati Visigoti, ma di allearsi, piuttosto, con lui, contro la parte orientale dell'Impero romano, risultò deleterio a lungo termine: i Visigoti uscirono presto fuori dal controllo di Roma, riuscendo addirittura nell'impresa di saccheggiare la Città Eterna nel 410, nonché a fondare un regno federato praticamente autonomo dall'Impero in Aquitania (418). [nota 9]. [5] Socrate Scolastico riferisce di uno scontro proprio in Tessaglia, alle foci del fiume Peneo, in prossimità di un passo per il monte Pindo che conduceva a Nicopoli in Epiro, tra Alarico e i Tessali, in cui questi ultimi uccisero all'incirca 3.000 soldati goti. [59] Nel frattempo, la fazione della corte di Onorio contraria alla politica filogotica e antibizantina di Stilicone, capeggiata dal cortigiano Olimpio, decise di passare all'azione per provocare la rovina del generale. [32], Sfruttando l'irruzione in Rezia e Norico dei Vandali e di altri barbari (secondo una congettura di JB Bury condotti da Radagaiso)[nota 11], Alarico invase l'Italia, probabilmente nel novembre 401. [20] Zosimo, che parla ancora di tradimenti, narra che Geronzio avrebbe permesso ad Alarico di attraversare l'Istmo, oltre il quale tutte le città, senza fortificazioni perché già protette dall'Istmo, potevano essere espugnate con estrema facilità. El pòst de Alarico a càpo dei Vizigòti el vé ciapàt del sò chignàt Ataulfo che tré agn dòpo el spuzarà la sorèla de Onorio, Galla Placidia, che l'ìa stàda ciapàda come ostàgio ai tép del sach de Roma.

Via Santa Croce In Gerusalemme 32, Figurine Me Contro Te Patatine, Bieno Case In Vendita, Vorrei Ma Non Posso Significato, Obelisco Piazza Del Popolo, Fides Latino Traduzione, Furto Gioielli Della Corona D'assia,

0 Comments

www.iwanktv.club